mercoledì 21 gennaio 2015

Recensione del libro: Storia di una ladra di libri di Mark Suzusak.

Questo libro meraviglioso è stato un regalo di Natale, un dono direi importante perché della mia migliore amica.
Dire che non me l'aspettavo è dire poco. Lo desideravo da tanto sì, ma non ho mai scucito la bocca con lei. Forse, più del romanzo in sé, mi ha emozionato tantissimo il fatto che senza dire una sola parola lei me lo abbia regalato, come a dire: "ti conosco, conosco i tuoi gusti e non c'è bisogno che tu dica niente". Un po' come quando le regalo qualcosa, qualsiasi cosa, con i teschi e lei saltella felice. Sì, è una strana ma l'adoro.
Torniamo a Storia di una ladra di libri.
E' ambietato negli anni '40, in piena guerra mondiale. Premetto che sono molto, molto, molto affascinata da quest'argomento. Per un periodo ne sono stata persino ossessionata e, se proprio vogliamo dirla tutta, è il mio periodo storico preferito. Certo, parlare di "preferiti" in quel contesto è quasi offensivo ma sarà proprio il non riuscirmi a spiegare come l'uomo sia potuto arrivare a tanto a rendermelo così tanto affascinante. 
Dunque, Liesel è una bambina di 11 anni data in affidamento dalla madre stessa, insieme al fratello, per permettere loro di condurre una vita più agiata ma, durante il viaggio verso Monaco, il fratellino minore muore ed è proprio in quel momento che adocchia il suo primo libro. Un libro che parla di tombe. La sua nuova casa è situata nel quartiere più poverò della città e i suoi nuovi genitori sono gli opposti: lui, Hans, è un uomo di incredibile gentilezza e bontà, suonatore di fisarmonica e dagli occhi dolci. Lei, Rosa, è una donna paragonata ad un armadio, bassa e grassa con parolacce al posto di parole e dal pugno duro. In questa casa c'è poco cibo, poco pane, si arranca ma si sta bene, almeno si mangia, ci si lava e si dorme in letti veri. La voce narrante, ed è questa la cosa ad avermi colpita di più, è la Morte. Sì, proprio la Morte, la quale si dipinge diversamente da come noi la dipingiamo: senza falce, senza teschio al posto del viso e senza mantella oscura. Me la sono immaginata come una donna, una come tante, una come me. Dice di avere un cuore, ma non come il nostro che definisce lineare, piuttosto circolare. Liesel non sa leggere e non sa scrivere ma è avida di imparare perchè i libri l'hanno conquistata da subito. Mi ha ricordato me, quando da piccola pregavo mia madre di insegnarmi a leggere e, infatti, ancor prima di andare a scuola sapevo leggere già molte parole, conoscevo l'alfabeto e sapevo scrivere il mio nome. Chi è avido di lettura non sa aspettare, credo non possa. E' Hans, il nuovo papà, ad insegnarle a leggere, nonostante anch'egli abbia soltanto la 5° elementare. Non voglio privare il gusto della scoperta a chi ancora non ha letto questo libro, per cui andrò avanti dicendo che Liesel fa amicizia con un vicino e diventano migliori amici insieme. Amici amici, eh. Quindi rubano anche insieme ahaha!
La guerra prosegue e proprio per mezzo di essa c'è un accadimento.
Durante la prima guerra mondiale, un giovane soldato di nome Hans, già, il papà di Liesel, viene salvato da un altro soldato di grado superiore. Una volta a casa si dirige presso la casa del soldato morto e trova una moglie distrutta e un bambino piccolo. Prima di andarsene offre alla donna il suo biglietto da visita con tutte le informazioni per trovarlo e la lascia con la frase: "se avesse bisogno di me..."
Questa frase molti anni dopo si trova ad essere l'unica via di salvezza per il figlio dell'uomo che è morto al posto suo. Il caso vuole che sia un ebreo. La malvagità umana di quel pezzo tragico di storia dice che proprio gli ebrei siano la feccia dell'umanità, una piaga da estirpare, distruggere in nome della potenza tedesca. A questo punto mi verrebbe da scrivere tante parolacce ma sono una ragazza fine ed educata quindi vi dirò che il giovane Max, ebreo tedesco, per non morire va a cercare l'uomo che tanti anni prima lasciò un biglietto. 
La famiglia di Liesel dunque si trova ad essere una di quelle spaventate che ospitavano un ebreo in casa. Si crea una profonda amicizia tra l'ebreo e la ragazzina, si crea un profondo senso di famiglia tra tutti tanto da soffrire moltissimo quando Max si trova costretto a scappare, ma non vi dirò perché! 
La ladra di libri continua a rubare libri ed ogni libro diventa il suo oggetto più prezioso, un po' come me che sono gelosissimissima dei miei libri e della mia libreria. Ogni libro per lei rappresenta un momento particolare della sua vita. 
La Morte, in tutto il romanzo, racconta gli avvenimenti ed è così brava a narrare gli stati d'animo da sentirti parte della guerra, delle bombe che cadono, di Liesel che legge in uno scantinato ad alta voce o del papà che arrotola le sigarette.
Non voglio raccontare il finale, voglio solo dire che mi è capitato non così tante volte di appassionarmi tantissimo solo alle ultime pagine di un libro. Quando un libro mi prende, in genere, lo fa dall'inizio e se non lo fa lo leggo solo per non lasciarlo a metà. Devo dire che come scrittura questo qui in particolare se per certi versi appare scorrevole, dall'altra è molto "pesante". Infatti a tratti ero curiosissima e a tratti mi annoiavo. E' una via di mezzo che però si unisce diventando molto bello verso la fine, ma proprio gli ultimissimi capitoli. Almeno per me è stato così. Spesso si dice che è un bel libro perché le ultime pagine sono state belle, reali ed emozionanti mentre per me un bel libro lo fa tutto l'insieme e non solo l'epilogo. 
Ho avuto le lacrime agli occhi e mi sono davvero emozionata leggendo le ultime pagine ma è stato un lento viaggio verso qualcosa di bello. Verso un'emozione che mi ha spinto ad inserire questo romanzo fra quelli che rileggerei volentieri. Ve lo consiglio davvero. Gli dò un bel 7 tondo tondo.

*Credo che userò questo blog anche per recensire le mie letture, i libri, i racconti o semplicemente dei pezzi che mi hanno colpito. *


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