Ho
sempre saputo di essere simile ad un riccio.
Di solito mi paragonano ad
esserini dolci perché è questo il tratto dominante che appare subito ma
non è così, almeno non più.
Mi difendo. Sono un riccio e i miei
aculei servono soltanto a proteggermi.
Quando fiuto anche solo da
lontano il tanfo della sofferenza faccio cento passi indietro, mi
richiudo su me stessa e mi allontano, divento gelida come
se l'amore non m'avesse mai sfiorata. Non mostro più la mia sofferenza,
il mio male e i miei dubbi, neanche l'amore. La mia forza estrema è
solo un'apparenza, è quel che io scelgo di mostrare ma dentro le mie
costole sono oppresse quando soffro.
Il nostro vero io non si mostra nei giorni felici quanto in quelli tristi, quando ci troviamo ad affrontare i pesi di tutto ciò che accade, ecco perché soffrire ci cambia. Ecco perché la sofferenza ci plasma più della gioia, più dell'amore. Nasciamo di nuovo dal dolore, forse per questo ci paragoniamo quasi sempre alle fenici, avranno sofferto anche loro bruciando in punto di morte per rinascere da ceneri ancora calde. Ed io sono sempre in fiamme, il fuoco di chi ho deciso di essere: forte, aspra all'occorenza, decisa, mai debole. Mai, neanche se dovesse significare perdere.
Sono così cambiata ed io dicevo sarei rimasta
sempre la stessa.
Neanche più le belle parole mi addolciscono, che
trasformazione.

Ciao Ilaria, piacere di conoscerti, io sono Margherita. Ti seguo anche su instagram, e in questo breve periodo che ho letto di te, sono rimasta folgorata dalla tua forza. É proprio vero che il dolore ti ha plasmata, sei rinata una seconda, volta ma stavolta per davvero. E io ti ammiro molto, un giorno vorrei anche io riuscire a vivere la vita con la tua luce negli occhi. Un abbraccio forte <3 P.S. se metti la barra dei follower é più facile seguiti :)
RispondiEliminaCiao! Ti ringrazio tantissimo e se mi dici come aggiungere questa barra la aggiungo volentieri!
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