In questi giorni ho cercato e ricercato un argomento che riguardasse un po' tutte noi, che ci accumunasse e ci facesse sentire più vicine perché l'argomento di cui voglio parlare è proprio lui, il detestatissimo ciclo mestruale!
Personalmente se da un lato odio il periodo che va dall'inizio della sindrome premestruale a due/tre giorni dopo la fine del ciclo, dall'altro sono più che felice di avere due ovaie che lavorano a pieno ritmo: è il prezzo della nostra fertilità e dopo i problemucci avuti a riguardo sono più che felice di averlo.
Durante questa fase non solo siamo più irritabili, irritate, suscettibili e in pieno scompenso emotivo (io piango solo vedendo le pubblicità dei gattini) ma abbiamo un appetito direi insaziabile.
Ma perché ? Sta tutto nella nostra testa? Ci sentiamo noi, per qualche strano motivo, libere di mangiare quanto e cosa vogliamo semplicemente per il fatto di essere "indisposte"? Un po' come chi in gravidanza molla la scusa del: "devo mangiare per due" che, tra l'altro, è del tutto falsa. La risposta è no: non ci inventiamo niente e no, non siamo libere di ingurgitare tutto il contenuto del frigo.
✿。✿✿。✿
Dunque, vediamo un po' cosa ci succede durante la settimana più folle del mese:
1) L'umore sottoterra, l'irritabilità e tutto ciò che ci succede a livello emotivo è dovuto alla diminuzione del metabolismo della serotonina, l'ormone della felicità in quanto coinvolto nel tono dell'umore. Quest'ormone viene prodotto a livello del cervello partendo da un aminoacido, il triptofano, che, dopo essere processato da un enzima attraversa la barriera encefalica aumentando i livelli di quest'ormone. L'aumento della disponibilità di zuccheri semplici aumentano i livelli di insulina,
induce un maggior immagazzinamento del triptofano all'interno delle
cellule per sintetizzare la serotonina.
2) Fame! Tutto questo scatena in noi un'irrefrenabile voglia di zuccheri, dolci, cioccolata o tutto quel che ci capita a tiro, anche i mobili. In noi avviene davvero un calo di zuccheri, mica ce lo inventiamo! Quindi cosa fare? Strafogarci come dannate per sei giorni e buttare al vento tutti i sacrifici fatti il resto del mese? Ovvio che no, basta ragionarci un po' su e stare calme, senza lasciarci sopraffare dal senso di gonfiore e pesantezza (principalmente dovuto al ristagno dei liquidi che in quel periodo sembra non avere limiti). Oltre ad integrare magnesio, vitamine e sali minerali possiamo trarre energia da: Carobidrati complessi integrali (cereali, legumi, pasta e pane integrali, patate). Pesce meglio se azzurro (ricco di omega3) che aiuta a tenere sotto controllo i crampi e le contrazioni muscolari che si avvertono durante il ciclo per lo sfaldamento dell'endometrio. Aumentare l'assunzione di grassi buoni come la frutta secca naturale, le mandorle ad esempio sono alleate in questo periodo; avocado, proteine e perché non 40 gr di cioccolato fondente al posto dei soliti noiosi 10/20 gr? Molto importante è quindi soddisfare i nostri bisogni in modo da non arrivare all'esasperazione, il corpo va ascoltato ma non sempre chiede le cose giuste ed è per questo che dobbiamo comunque mantenere forte la razionalità. In ogni caso ci pentiremmo sicuramente di esserci strafogate tra Nutella, patatine, bombe e braccia umane a disposizione.
3) Acqua. Bere molto in questi giorni ci aiuta non solo a mantenerci idratate ma anche a non ristagnare troppo i liquidi. Il senso di gonfiore non piace a nessuna, no? Quindi tranquille che qualora la bilancia dovesse segnare 2 kg in più saranno acqua e non grasso, be' certo se mangerete a far schifo, ovvio che lo saranno!
✿。✿✿。✿
La morale è: continuate a mangiar bene, concedetevi la cioccolata ma in quantità giuste, bevete e aspettate che passino questi giorni.
Personalmente ho sempre avuto un rapporto tragico sia con il ciclo che con il cibo in questo periodo. Passavo dal mangiare interi sacchetti di patatine a tavolette di cioccolato, piattoni di pasta e pani. Zero frutta, zero pesce, zero attenzione. Mi sentivo sempre spossata e senza forze, pesante e ci mettevo circa due settimane a smaltire tutto quel che aumentavo in una sola settimana. Non dimentichiamoci che quel che non bruciamo ci resta addosso, sui fianchetti e coscette di pollo. Da quando ho intrapreso questo percorso che prevede alimentazione, sport e studio del benessere, ho imparato anche a gestire questi sintomi perché ho imparato a capirli. Non mi danno dopo aver mangiato un pezzo di cioccolata, né mi pento di aver mangiato qualcosa in più a tavola perché cerco sempre e comunque di non cadere nelle abbuffate, nelle esagerazioni e dando al corpo quel che di cui ha bisogno non quello che vorrebbe: zucchero, zucchero e ancora zucchero! Il mio rapporto con ciclo e cibo è nettamente cambiato. Banane per il potassio e diminuire il nervosismo e lo stress. Una manciata di mandorle al dì, acqua a fiumi, carboidrati nei limiti, molte proteine soprattutto dal pesce e legumi. Cioccolato fondente, tisane di tarassaco, finocchio per il gonfiore, camomilla e zenzero. E se proprio non resisto ad una mangiata sostanziosa pazienza, so che il giorno dopo mangerò sano e farò attività fisica. Equilibrio e zero sensi di colpa perché quelli ingrassano!!!
Mi raccomando, niente paranoie. Siamo processi biologici e chimici complicatissimi già di nostro, non aggiungiamo il carico dei sensi di colpa. Basta solo rifletterci e agire nel modo migliore.
Mangia, prega, ama e.... scrivi.
Non esiste nulla di più bello che fare ciò che ami e farlo amandoti.
martedì 3 febbraio 2015
giovedì 22 gennaio 2015
Chi non sa parlare offende, chi sa farlo ragiona.
Quanto mi piacerà scrivere questo pezzo e quanto spero possa piacere ed essere d'aiuto anche a voi! Anzi, forse non d'aiuto ma che possa strapparvi un sorriso e farvi aprire un po' gli occhi sì, me lo auguro.
Sono sicura al 1000% che anche voi come me abbiate fatto la brutta esperienza di trovarvi di fronte o virtualmente a persone esperte nell'arte dell'insulto.
Eh sì, sono arrivata a considerarla un'arte, altrimenti perché così tante, tantissime, persone ci trovano così tanto gusto, ne traino così tanta soddisfazione, se non l'amassero? Se non ne fossero appassionati?
Tra le poche cose che so fare realmente bene, questa non è contemplata. Non sono mai stata capace di offendere qualcuno per puro gusto, né virtualmente (da quando poi hanno aperto Ask.fm non ne parliamo) né frontalmente, telefonicamente, per balcone, per strada, ovunque. Ho sempre pensato che, per quanto non possa essere d'accordo, per quanto non possano piacermi tante cose, questi non siano buoni motivi per permettermi di insultare qualcun altro. Chi sono io e chi mi dà il diritto di offendere? Tuttavia suppongo che ci sia qualcosa di confortante nel sentirsi colui/colei il quale ha rattristato o addirittura distrutto un'altra persona con le proprie perfide e meschine parole buttate lì a caso, eh già, perché la maggior parte delle volte si offende così, senza uno straccio di verità o di criterio. Dico io, vuoi offendermi? offendimi su basi reali! Fa in modo che abbia reali motivi per starci male.
Purtroppo io sono così, ma tante, fin troppe persone non riescono a vedere che dietro l'insulto ci sono solo scemenze, parole vuote che appunto false non dovrebbero significarci niente. Sono le persone più sensibili a scontare il prezzo delle parole, a pagarlo con gli interessi Le offese sono aghi da lana, quelli grandi sapete, che si infilano una volta piano nella pelle, poi più a fondo la seconda volta e sgretolerà un po' del muro della forza. L'ago toccherà una terza volta e andrà ancora più a fondo, sempre di più, fino a che il muro che ci tiene integri e indenni diventa un ammasso di macerie e noi crolliamo. Scatta qualcosa nella nostra mente, nel punto più fragile e sensibile di noi, e cominciamo a credere ad ogni singola parola offensiva che ci viene detta e scritta. Crediamo a tutto.
Se ci chiameranno grasse più volte cominceremo a credere di esserlo.
Se ci diranno che siamo brutte, scrofe, prive di grazia, befane coi brufoli sul naso e il pelo che esce fuori da un neo gigantesco, noi cominceremo a cercarci quel neo e quel pelo!
Capito cosa voglio dire? Quella fragilità, quella iper sensibilità che molti hanno e un tempo anche io, ci porta a cercare e a, purtroppo, trovare tutto ciò che ci è stato detto/scritto.
Ci vediamo bubboni sulla pelle, capelli morti, bruttezze da tutte le parti. Quelle offese diventano come ombre cinesi che si proiettano sulla nostra pelle e ci sgretolano. Non siamo fatti tutti allo stesso modo certo, ma mi sembra ovvia una cosa: più di queste persone, più dei cretini, più di questi "artisti dell'insulto", più di chiunque altro ci conosciamo noi stessi e un po' d'amor proprio non guasta mai e corazzarsi un pochino poi è una santa cosa.
Due anni fa aprii un profilo Ask.fm e piovvero insulti da tutte le parti. Insulti tipo: " se hai pubblicato un libro qualcuno ti sei scopata", "sei l'aborto di un'invalida", "sei grassa", "hai le labbra rifatte" , "sei buona solo a fare i pompini", "il tuo fidanzato ti tradisce" , gente che mi augurava di lasciarmi con il mio ragazzo, di morire. Uh, talmente tante di quelle offese e tante, ahimé, mi hanno offesa tantissimo. Come quelle sul mio fisico, quando ero in sovrappeso e mi odiavo. Come quelle a sfondo sessuale o sul mio scrivere. Tante cose che davvero mi hanno molto ferita tanto che ho chiuso. Dissi ai miei lettori che se avessero avuto bisogno di parlare con me non avrei sbranato e rifiutato nessuno, quindi mi contattassero con un messaggio. In questi due anni, ma più nell'ultimo, sono cambiate tante cose perché sono cambiata io. Ho cominciato un po' a difendermi.
"Sì, sono sovrappeso e se sono a dieta è per tornare in forma, tu che mi dici dei kg di troppo del tuo cervello?"
"Oddio, l'ho data via ad uno e non ho neanche un contratto con la Mondadori? Avrei potuto giocarmela meglio"
Cose così, risposte più frivole e punzecchianti. Freccette che anche io inviavo a chi mi offendeva.
Una settimana fa ho riaperto Ask.fm giusto per vedere cosa accadeva, cosa si nascondeva dietro chi mi seguiva e mi segue su Instagram (mon amour). Da qualche giorno eccole lì, offese e frecciatine, insulti sul lavoro, su quel che faccio o meno, sul mio corpo, sulla mia faccia. L'idea di questo post mi è venuta proprio dall'ultima offesuccia: "come fanno a dire che hai un bel corpo quando non hai tette, culo, forme e sei scheletrica?"
Oh be', sei grassa e sei grassa.
Sei magra e sei scheletrica.
Madre Natura ti ha fornito un seno piccino ma non è piccolo di natura è perché non mangi, muori di fame, fai schifo!
Ti piace vestirti in un certo modo allora sei strano, snob, nerd, pacchiano, orrido, schifido, altezzoso.
Ti piacciono i tacchi allora sei pazza, altezzosa, vuoi farti vedere.
Hai una bella bocca carnosa, allora è rifatta.
Osi rispondere a domande di un certo tipo ma chi ti credi di essere, un medico, una psicologa, una dietologa, chiiii?????
Ommioddio mi viene mal di testa solo a pensare che c'è davvero gente che passa i propri pomeriggi ad insultare la gente.
Ma vivete in pace, leggetevi un libro, fate l'amore, baciate il più possibile, bevete acqua fresca, fate una corsetta, chiamate gli amici e uscite, non rompete le palline volanti alle persone.
Siate pieni di voglia di scoprire e di convidere, di confrontarvi e imparate ad apprezzare gli altri perché in qualunque caso ci insegneranno qualcosa.
E a voi, sensibiloni meravigliosi, non date peso a parole dette da persone che non vi sfioreranno mai la mano, che non sapranno mai il profumo del vostro collo e non sapranno mai quale cibo vi fa impazzire, quale film, quale negozio sia il vostro preferito. Non sapranno mai tutte le guerre trascorse nei vostri occhi, tutte le difficoltà e tutti i brutti pensieri. Nessuno vi conoscerà mai meglio di quanto vi conosciate voi e proprio per questo avete TUTTE le armi per difendervi.
Chi non sa parlare offende e chi sa farlo ragiona.
Sono sicura al 1000% che anche voi come me abbiate fatto la brutta esperienza di trovarvi di fronte o virtualmente a persone esperte nell'arte dell'insulto.
Eh sì, sono arrivata a considerarla un'arte, altrimenti perché così tante, tantissime, persone ci trovano così tanto gusto, ne traino così tanta soddisfazione, se non l'amassero? Se non ne fossero appassionati?
Tra le poche cose che so fare realmente bene, questa non è contemplata. Non sono mai stata capace di offendere qualcuno per puro gusto, né virtualmente (da quando poi hanno aperto Ask.fm non ne parliamo) né frontalmente, telefonicamente, per balcone, per strada, ovunque. Ho sempre pensato che, per quanto non possa essere d'accordo, per quanto non possano piacermi tante cose, questi non siano buoni motivi per permettermi di insultare qualcun altro. Chi sono io e chi mi dà il diritto di offendere? Tuttavia suppongo che ci sia qualcosa di confortante nel sentirsi colui/colei il quale ha rattristato o addirittura distrutto un'altra persona con le proprie perfide e meschine parole buttate lì a caso, eh già, perché la maggior parte delle volte si offende così, senza uno straccio di verità o di criterio. Dico io, vuoi offendermi? offendimi su basi reali! Fa in modo che abbia reali motivi per starci male.
Purtroppo io sono così, ma tante, fin troppe persone non riescono a vedere che dietro l'insulto ci sono solo scemenze, parole vuote che appunto false non dovrebbero significarci niente. Sono le persone più sensibili a scontare il prezzo delle parole, a pagarlo con gli interessi Le offese sono aghi da lana, quelli grandi sapete, che si infilano una volta piano nella pelle, poi più a fondo la seconda volta e sgretolerà un po' del muro della forza. L'ago toccherà una terza volta e andrà ancora più a fondo, sempre di più, fino a che il muro che ci tiene integri e indenni diventa un ammasso di macerie e noi crolliamo. Scatta qualcosa nella nostra mente, nel punto più fragile e sensibile di noi, e cominciamo a credere ad ogni singola parola offensiva che ci viene detta e scritta. Crediamo a tutto.
Se ci chiameranno grasse più volte cominceremo a credere di esserlo.
Se ci diranno che siamo brutte, scrofe, prive di grazia, befane coi brufoli sul naso e il pelo che esce fuori da un neo gigantesco, noi cominceremo a cercarci quel neo e quel pelo!
Capito cosa voglio dire? Quella fragilità, quella iper sensibilità che molti hanno e un tempo anche io, ci porta a cercare e a, purtroppo, trovare tutto ciò che ci è stato detto/scritto.
Ci vediamo bubboni sulla pelle, capelli morti, bruttezze da tutte le parti. Quelle offese diventano come ombre cinesi che si proiettano sulla nostra pelle e ci sgretolano. Non siamo fatti tutti allo stesso modo certo, ma mi sembra ovvia una cosa: più di queste persone, più dei cretini, più di questi "artisti dell'insulto", più di chiunque altro ci conosciamo noi stessi e un po' d'amor proprio non guasta mai e corazzarsi un pochino poi è una santa cosa.
Due anni fa aprii un profilo Ask.fm e piovvero insulti da tutte le parti. Insulti tipo: " se hai pubblicato un libro qualcuno ti sei scopata", "sei l'aborto di un'invalida", "sei grassa", "hai le labbra rifatte" , "sei buona solo a fare i pompini", "il tuo fidanzato ti tradisce" , gente che mi augurava di lasciarmi con il mio ragazzo, di morire. Uh, talmente tante di quelle offese e tante, ahimé, mi hanno offesa tantissimo. Come quelle sul mio fisico, quando ero in sovrappeso e mi odiavo. Come quelle a sfondo sessuale o sul mio scrivere. Tante cose che davvero mi hanno molto ferita tanto che ho chiuso. Dissi ai miei lettori che se avessero avuto bisogno di parlare con me non avrei sbranato e rifiutato nessuno, quindi mi contattassero con un messaggio. In questi due anni, ma più nell'ultimo, sono cambiate tante cose perché sono cambiata io. Ho cominciato un po' a difendermi.
"Sì, sono sovrappeso e se sono a dieta è per tornare in forma, tu che mi dici dei kg di troppo del tuo cervello?"
"Oddio, l'ho data via ad uno e non ho neanche un contratto con la Mondadori? Avrei potuto giocarmela meglio"
Cose così, risposte più frivole e punzecchianti. Freccette che anche io inviavo a chi mi offendeva.
Una settimana fa ho riaperto Ask.fm giusto per vedere cosa accadeva, cosa si nascondeva dietro chi mi seguiva e mi segue su Instagram (mon amour). Da qualche giorno eccole lì, offese e frecciatine, insulti sul lavoro, su quel che faccio o meno, sul mio corpo, sulla mia faccia. L'idea di questo post mi è venuta proprio dall'ultima offesuccia: "come fanno a dire che hai un bel corpo quando non hai tette, culo, forme e sei scheletrica?"
Oh be', sei grassa e sei grassa.
Sei magra e sei scheletrica.
Madre Natura ti ha fornito un seno piccino ma non è piccolo di natura è perché non mangi, muori di fame, fai schifo!
Ti piace vestirti in un certo modo allora sei strano, snob, nerd, pacchiano, orrido, schifido, altezzoso.
Ti piacciono i tacchi allora sei pazza, altezzosa, vuoi farti vedere.
Hai una bella bocca carnosa, allora è rifatta.
Osi rispondere a domande di un certo tipo ma chi ti credi di essere, un medico, una psicologa, una dietologa, chiiii?????
Ommioddio mi viene mal di testa solo a pensare che c'è davvero gente che passa i propri pomeriggi ad insultare la gente.
Ma vivete in pace, leggetevi un libro, fate l'amore, baciate il più possibile, bevete acqua fresca, fate una corsetta, chiamate gli amici e uscite, non rompete le palline volanti alle persone.
Siate pieni di voglia di scoprire e di convidere, di confrontarvi e imparate ad apprezzare gli altri perché in qualunque caso ci insegneranno qualcosa.
E a voi, sensibiloni meravigliosi, non date peso a parole dette da persone che non vi sfioreranno mai la mano, che non sapranno mai il profumo del vostro collo e non sapranno mai quale cibo vi fa impazzire, quale film, quale negozio sia il vostro preferito. Non sapranno mai tutte le guerre trascorse nei vostri occhi, tutte le difficoltà e tutti i brutti pensieri. Nessuno vi conoscerà mai meglio di quanto vi conosciate voi e proprio per questo avete TUTTE le armi per difendervi.
Chi non sa parlare offende e chi sa farlo ragiona.
mercoledì 21 gennaio 2015
Recensione del libro: Storia di una ladra di libri di Mark Suzusak.
Questo libro meraviglioso è stato un regalo di Natale, un dono direi importante perché della mia migliore amica.
Dire che non me l'aspettavo è dire poco. Lo desideravo da tanto sì, ma non ho mai scucito la bocca con lei. Forse, più del romanzo in sé, mi ha emozionato tantissimo il fatto che senza dire una sola parola lei me lo abbia regalato, come a dire: "ti conosco, conosco i tuoi gusti e non c'è bisogno che tu dica niente". Un po' come quando le regalo qualcosa, qualsiasi cosa, con i teschi e lei saltella felice. Sì, è una strana ma l'adoro.
Torniamo a Storia di una ladra di libri.
E' ambietato negli anni '40, in piena guerra mondiale. Premetto che sono molto, molto, molto affascinata da quest'argomento. Per un periodo ne sono stata persino ossessionata e, se proprio vogliamo dirla tutta, è il mio periodo storico preferito. Certo, parlare di "preferiti" in quel contesto è quasi offensivo ma sarà proprio il non riuscirmi a spiegare come l'uomo sia potuto arrivare a tanto a rendermelo così tanto affascinante.
Dunque, Liesel è una bambina di 11 anni data in affidamento dalla madre stessa, insieme al fratello, per permettere loro di condurre una vita più agiata ma, durante il viaggio verso Monaco, il fratellino minore muore ed è proprio in quel momento che adocchia il suo primo libro. Un libro che parla di tombe. La sua nuova casa è situata nel quartiere più poverò della città e i suoi nuovi genitori sono gli opposti: lui, Hans, è un uomo di incredibile gentilezza e bontà, suonatore di fisarmonica e dagli occhi dolci. Lei, Rosa, è una donna paragonata ad un armadio, bassa e grassa con parolacce al posto di parole e dal pugno duro. In questa casa c'è poco cibo, poco pane, si arranca ma si sta bene, almeno si mangia, ci si lava e si dorme in letti veri. La voce narrante, ed è questa la cosa ad avermi colpita di più, è la Morte. Sì, proprio la Morte, la quale si dipinge diversamente da come noi la dipingiamo: senza falce, senza teschio al posto del viso e senza mantella oscura. Me la sono immaginata come una donna, una come tante, una come me. Dice di avere un cuore, ma non come il nostro che definisce lineare, piuttosto circolare. Liesel non sa leggere e non sa scrivere ma è avida di imparare perchè i libri l'hanno conquistata da subito. Mi ha ricordato me, quando da piccola pregavo mia madre di insegnarmi a leggere e, infatti, ancor prima di andare a scuola sapevo leggere già molte parole, conoscevo l'alfabeto e sapevo scrivere il mio nome. Chi è avido di lettura non sa aspettare, credo non possa. E' Hans, il nuovo papà, ad insegnarle a leggere, nonostante anch'egli abbia soltanto la 5° elementare. Non voglio privare il gusto della scoperta a chi ancora non ha letto questo libro, per cui andrò avanti dicendo che Liesel fa amicizia con un vicino e diventano migliori amici insieme. Amici amici, eh. Quindi rubano anche insieme ahaha!
La guerra prosegue e proprio per mezzo di essa c'è un accadimento.
Durante la prima guerra mondiale, un giovane soldato di nome Hans, già, il papà di Liesel, viene salvato da un altro soldato di grado superiore. Una volta a casa si dirige presso la casa del soldato morto e trova una moglie distrutta e un bambino piccolo. Prima di andarsene offre alla donna il suo biglietto da visita con tutte le informazioni per trovarlo e la lascia con la frase: "se avesse bisogno di me..."
Questa frase molti anni dopo si trova ad essere l'unica via di salvezza per il figlio dell'uomo che è morto al posto suo. Il caso vuole che sia un ebreo. La malvagità umana di quel pezzo tragico di storia dice che proprio gli ebrei siano la feccia dell'umanità, una piaga da estirpare, distruggere in nome della potenza tedesca. A questo punto mi verrebbe da scrivere tante parolacce ma sono una ragazza fine ed educata quindi vi dirò che il giovane Max, ebreo tedesco, per non morire va a cercare l'uomo che tanti anni prima lasciò un biglietto.
La famiglia di Liesel dunque si trova ad essere una di quelle spaventate che ospitavano un ebreo in casa. Si crea una profonda amicizia tra l'ebreo e la ragazzina, si crea un profondo senso di famiglia tra tutti tanto da soffrire moltissimo quando Max si trova costretto a scappare, ma non vi dirò perché!
La ladra di libri continua a rubare libri ed ogni libro diventa il suo oggetto più prezioso, un po' come me che sono gelosissimissima dei miei libri e della mia libreria. Ogni libro per lei rappresenta un momento particolare della sua vita.
La Morte, in tutto il romanzo, racconta gli avvenimenti ed è così brava a narrare gli stati d'animo da sentirti parte della guerra, delle bombe che cadono, di Liesel che legge in uno scantinato ad alta voce o del papà che arrotola le sigarette.
Non voglio raccontare il finale, voglio solo dire che mi è capitato non così tante volte di appassionarmi tantissimo solo alle ultime pagine di un libro. Quando un libro mi prende, in genere, lo fa dall'inizio e se non lo fa lo leggo solo per non lasciarlo a metà. Devo dire che come scrittura questo qui in particolare se per certi versi appare scorrevole, dall'altra è molto "pesante". Infatti a tratti ero curiosissima e a tratti mi annoiavo. E' una via di mezzo che però si unisce diventando molto bello verso la fine, ma proprio gli ultimissimi capitoli. Almeno per me è stato così. Spesso si dice che è un bel libro perché le ultime pagine sono state belle, reali ed emozionanti mentre per me un bel libro lo fa tutto l'insieme e non solo l'epilogo.
Ho avuto le lacrime agli occhi e mi sono davvero emozionata leggendo le ultime pagine ma è stato un lento viaggio verso qualcosa di bello. Verso un'emozione che mi ha spinto ad inserire questo romanzo fra quelli che rileggerei volentieri. Ve lo consiglio davvero. Gli dò un bel 7 tondo tondo.
*Credo che userò questo blog anche per recensire le mie letture, i libri, i racconti o semplicemente dei pezzi che mi hanno colpito. *
Dire che non me l'aspettavo è dire poco. Lo desideravo da tanto sì, ma non ho mai scucito la bocca con lei. Forse, più del romanzo in sé, mi ha emozionato tantissimo il fatto che senza dire una sola parola lei me lo abbia regalato, come a dire: "ti conosco, conosco i tuoi gusti e non c'è bisogno che tu dica niente". Un po' come quando le regalo qualcosa, qualsiasi cosa, con i teschi e lei saltella felice. Sì, è una strana ma l'adoro.
Torniamo a Storia di una ladra di libri.
E' ambietato negli anni '40, in piena guerra mondiale. Premetto che sono molto, molto, molto affascinata da quest'argomento. Per un periodo ne sono stata persino ossessionata e, se proprio vogliamo dirla tutta, è il mio periodo storico preferito. Certo, parlare di "preferiti" in quel contesto è quasi offensivo ma sarà proprio il non riuscirmi a spiegare come l'uomo sia potuto arrivare a tanto a rendermelo così tanto affascinante.
Dunque, Liesel è una bambina di 11 anni data in affidamento dalla madre stessa, insieme al fratello, per permettere loro di condurre una vita più agiata ma, durante il viaggio verso Monaco, il fratellino minore muore ed è proprio in quel momento che adocchia il suo primo libro. Un libro che parla di tombe. La sua nuova casa è situata nel quartiere più poverò della città e i suoi nuovi genitori sono gli opposti: lui, Hans, è un uomo di incredibile gentilezza e bontà, suonatore di fisarmonica e dagli occhi dolci. Lei, Rosa, è una donna paragonata ad un armadio, bassa e grassa con parolacce al posto di parole e dal pugno duro. In questa casa c'è poco cibo, poco pane, si arranca ma si sta bene, almeno si mangia, ci si lava e si dorme in letti veri. La voce narrante, ed è questa la cosa ad avermi colpita di più, è la Morte. Sì, proprio la Morte, la quale si dipinge diversamente da come noi la dipingiamo: senza falce, senza teschio al posto del viso e senza mantella oscura. Me la sono immaginata come una donna, una come tante, una come me. Dice di avere un cuore, ma non come il nostro che definisce lineare, piuttosto circolare. Liesel non sa leggere e non sa scrivere ma è avida di imparare perchè i libri l'hanno conquistata da subito. Mi ha ricordato me, quando da piccola pregavo mia madre di insegnarmi a leggere e, infatti, ancor prima di andare a scuola sapevo leggere già molte parole, conoscevo l'alfabeto e sapevo scrivere il mio nome. Chi è avido di lettura non sa aspettare, credo non possa. E' Hans, il nuovo papà, ad insegnarle a leggere, nonostante anch'egli abbia soltanto la 5° elementare. Non voglio privare il gusto della scoperta a chi ancora non ha letto questo libro, per cui andrò avanti dicendo che Liesel fa amicizia con un vicino e diventano migliori amici insieme. Amici amici, eh. Quindi rubano anche insieme ahaha!
La guerra prosegue e proprio per mezzo di essa c'è un accadimento.
Durante la prima guerra mondiale, un giovane soldato di nome Hans, già, il papà di Liesel, viene salvato da un altro soldato di grado superiore. Una volta a casa si dirige presso la casa del soldato morto e trova una moglie distrutta e un bambino piccolo. Prima di andarsene offre alla donna il suo biglietto da visita con tutte le informazioni per trovarlo e la lascia con la frase: "se avesse bisogno di me..."
Questa frase molti anni dopo si trova ad essere l'unica via di salvezza per il figlio dell'uomo che è morto al posto suo. Il caso vuole che sia un ebreo. La malvagità umana di quel pezzo tragico di storia dice che proprio gli ebrei siano la feccia dell'umanità, una piaga da estirpare, distruggere in nome della potenza tedesca. A questo punto mi verrebbe da scrivere tante parolacce ma sono una ragazza fine ed educata quindi vi dirò che il giovane Max, ebreo tedesco, per non morire va a cercare l'uomo che tanti anni prima lasciò un biglietto.
La famiglia di Liesel dunque si trova ad essere una di quelle spaventate che ospitavano un ebreo in casa. Si crea una profonda amicizia tra l'ebreo e la ragazzina, si crea un profondo senso di famiglia tra tutti tanto da soffrire moltissimo quando Max si trova costretto a scappare, ma non vi dirò perché!
La ladra di libri continua a rubare libri ed ogni libro diventa il suo oggetto più prezioso, un po' come me che sono gelosissimissima dei miei libri e della mia libreria. Ogni libro per lei rappresenta un momento particolare della sua vita.
La Morte, in tutto il romanzo, racconta gli avvenimenti ed è così brava a narrare gli stati d'animo da sentirti parte della guerra, delle bombe che cadono, di Liesel che legge in uno scantinato ad alta voce o del papà che arrotola le sigarette.
Non voglio raccontare il finale, voglio solo dire che mi è capitato non così tante volte di appassionarmi tantissimo solo alle ultime pagine di un libro. Quando un libro mi prende, in genere, lo fa dall'inizio e se non lo fa lo leggo solo per non lasciarlo a metà. Devo dire che come scrittura questo qui in particolare se per certi versi appare scorrevole, dall'altra è molto "pesante". Infatti a tratti ero curiosissima e a tratti mi annoiavo. E' una via di mezzo che però si unisce diventando molto bello verso la fine, ma proprio gli ultimissimi capitoli. Almeno per me è stato così. Spesso si dice che è un bel libro perché le ultime pagine sono state belle, reali ed emozionanti mentre per me un bel libro lo fa tutto l'insieme e non solo l'epilogo.
Ho avuto le lacrime agli occhi e mi sono davvero emozionata leggendo le ultime pagine ma è stato un lento viaggio verso qualcosa di bello. Verso un'emozione che mi ha spinto ad inserire questo romanzo fra quelli che rileggerei volentieri. Ve lo consiglio davvero. Gli dò un bel 7 tondo tondo.
*Credo che userò questo blog anche per recensire le mie letture, i libri, i racconti o semplicemente dei pezzi che mi hanno colpito. *
martedì 20 gennaio 2015
Dolcezze che sanno difendersi
Ho
sempre saputo di essere simile ad un riccio.
Di solito mi paragonano ad esserini dolci perché è questo il tratto dominante che appare subito ma non è così, almeno non più.
Mi difendo. Sono un riccio e i miei aculei servono soltanto a proteggermi.
Quando fiuto anche solo da lontano il tanfo della sofferenza faccio cento passi indietro, mi richiudo su me stessa e mi allontano, divento gelida come se l'amore non m'avesse mai sfiorata. Non mostro più la mia sofferenza, il mio male e i miei dubbi, neanche l'amore. La mia forza estrema è solo un'apparenza, è quel che io scelgo di mostrare ma dentro le mie costole sono oppresse quando soffro.
Il nostro vero io non si mostra nei giorni felici quanto in quelli tristi, quando ci troviamo ad affrontare i pesi di tutto ciò che accade, ecco perché soffrire ci cambia. Ecco perché la sofferenza ci plasma più della gioia, più dell'amore. Nasciamo di nuovo dal dolore, forse per questo ci paragoniamo quasi sempre alle fenici, avranno sofferto anche loro bruciando in punto di morte per rinascere da ceneri ancora calde. Ed io sono sempre in fiamme, il fuoco di chi ho deciso di essere: forte, aspra all'occorenza, decisa, mai debole. Mai, neanche se dovesse significare perdere.
Sono così cambiata ed io dicevo sarei rimasta sempre la stessa.
Neanche più le belle parole mi addolciscono, che trasformazione.
Di solito mi paragonano ad esserini dolci perché è questo il tratto dominante che appare subito ma non è così, almeno non più.
Mi difendo. Sono un riccio e i miei aculei servono soltanto a proteggermi.
Quando fiuto anche solo da lontano il tanfo della sofferenza faccio cento passi indietro, mi richiudo su me stessa e mi allontano, divento gelida come se l'amore non m'avesse mai sfiorata. Non mostro più la mia sofferenza, il mio male e i miei dubbi, neanche l'amore. La mia forza estrema è solo un'apparenza, è quel che io scelgo di mostrare ma dentro le mie costole sono oppresse quando soffro.
Il nostro vero io non si mostra nei giorni felici quanto in quelli tristi, quando ci troviamo ad affrontare i pesi di tutto ciò che accade, ecco perché soffrire ci cambia. Ecco perché la sofferenza ci plasma più della gioia, più dell'amore. Nasciamo di nuovo dal dolore, forse per questo ci paragoniamo quasi sempre alle fenici, avranno sofferto anche loro bruciando in punto di morte per rinascere da ceneri ancora calde. Ed io sono sempre in fiamme, il fuoco di chi ho deciso di essere: forte, aspra all'occorenza, decisa, mai debole. Mai, neanche se dovesse significare perdere.
Sono così cambiata ed io dicevo sarei rimasta sempre la stessa.
Neanche più le belle parole mi addolciscono, che trasformazione.
Dividere e condividere.
Ciao a tutti coloro che decideranno di seguirmi, leggermi e restare qualche minuto qui, in questo nuovissimo blog che non ho ancora capito come ben funziona.
Dovrei presentarmi, credo, ma non è che sappia farlo così bene perciò, quel che posso dire è che sono una ragazza che comincia a scoprire se stessa pian piano e più si scopre più cresce la voglia di scoprire la vita e il mondo, quel che ancora non so. Mi rendo conto che la frase appena scritta possa risultare banale ma vi assicuro che non è così. Sono rimasta ventidue anni in silenzio, seduta da qualche parte, con un libro sulle ginocchia, guardando tutto quel che accadeva intorno. Le persone che andavano avanti, le auto che mi sfrecciavano accanto, giovani che raccontavano di viaggi, di sabati sera divertentissimi, pieni di pazzie mentre io non ho mai fatto nulla di tutto questo. Sempre troppo chiusa, sempre troppo timida, con una mamma dalla mentalità molto antica da un lato e fin troppo aperta da un altro. Ero sempre meno qualcosa e più qualcos'altro ma non ho mai smesso di credere che, prima o poi, qualcosa sarebbe cambiato.
Ebbene, sono cambiata io.
Verso Maggio, quando cominciava appena a far caldo, dentro di me si sono aperti degli occhi, credo alla bocca dell'anima o della vita, non saprei, fatto sta che ho sentito dentro di me una voglia di cominciare qualcosa, di evolvermi, di crescere e, soprattutto, smettere di demotivarmi, di deprimermi e odiarmi. Quando riversiamo l'odio verso noi stessi crolliamo, non siamo in grado di vivere davvero per cui sopravviviamo ma, ahimé, sono una alla quale certe parole proprio non piacciono. Quindi decisi di smettere di sopravvivere, neanche fossi Oliver Queen in Arrow, e cominciare a vivere come Ilaria. Sapete da dove ho (ri)cominciato? Ho cambiato colore ai capelli! Li ho schiariti in un dolce miele, ho tagliato le doppie e triple punte, li ho scalati intorno al viso per renderlo ancora più dolce e mi sono guardata soddisfatta per la prima volta dopo tanto. Piacermi solo negli occhi del mio uomo non mi bastava più perché di odiarmi ero ancora più stanca. In quel Maggio 2014 ho cambiato tantissime cose: oltre ai capelli, ho cominciato una dieta per smaltire i kiletti di troppo dovuti a cattiva alimentazione, digiuni, stravizi e poltrona ed ho cominciato a fare sport! Credo che, più dei capelli, più del trucco, più della dieta, sia stato proprio lo sport a cambiarmi e non solo fisicamente. Mi ha dimostrato quanta forza avessi, quanta determinazione e voglia di spingermi oltre i miei limiti. Il mio corpo è solo un involucro, una macchina, ma io sono la forza, io sono la benzina quindi vietato dire: "non ce la faccio" e "non ci riesco" e così è stato. Giorno dopo giorno ho cambiato una cosa e poi un'altra e sono arrivata ad Agosto a guardarmi con occhi diversi, più consapevole di me stessa, di chi fossi e di cosa volessi. Sono una ragazza piena di passioni, piena di cose da dire, piena di sogni ma ho capito che fin quando non avessi fatto almeno un briciolo di pace con me stessa non avrei potuto concretizzare mai niente e tutte queste passioni, queste cose da dire e questi sogni sarebbero rimasti solo parole e significati: passioni, parole, sogni.
Scriverò di tutto post dopo post, approfondendo dettagli, scrivendone di nuovi, voglio un blog completo. Voglio una casa e una famiglia qui. Desidero essere letta e persone con le quali condividere qualcosa di concreto, non solo virtuale.
Ho sempre scritto su Facebook, infatti ho una pagina lì che si intitola "Profumo di un respiro" ma da quando le pagine sono diventate a pagamento per cui, se decidi di non versare contributi,
quasi nessuno riesce a visualizzare quel che scrivi, non mi piace più. Non voglio pagare persone per essere letta. La mia casa sono le mie parole, è la mia libertà. Mi mancava scrivere su una piattaforma così come mi mancava condividere.
Spero vi troviate bene, qui con me.
Dovrei presentarmi, credo, ma non è che sappia farlo così bene perciò, quel che posso dire è che sono una ragazza che comincia a scoprire se stessa pian piano e più si scopre più cresce la voglia di scoprire la vita e il mondo, quel che ancora non so. Mi rendo conto che la frase appena scritta possa risultare banale ma vi assicuro che non è così. Sono rimasta ventidue anni in silenzio, seduta da qualche parte, con un libro sulle ginocchia, guardando tutto quel che accadeva intorno. Le persone che andavano avanti, le auto che mi sfrecciavano accanto, giovani che raccontavano di viaggi, di sabati sera divertentissimi, pieni di pazzie mentre io non ho mai fatto nulla di tutto questo. Sempre troppo chiusa, sempre troppo timida, con una mamma dalla mentalità molto antica da un lato e fin troppo aperta da un altro. Ero sempre meno qualcosa e più qualcos'altro ma non ho mai smesso di credere che, prima o poi, qualcosa sarebbe cambiato.
Ebbene, sono cambiata io.
Verso Maggio, quando cominciava appena a far caldo, dentro di me si sono aperti degli occhi, credo alla bocca dell'anima o della vita, non saprei, fatto sta che ho sentito dentro di me una voglia di cominciare qualcosa, di evolvermi, di crescere e, soprattutto, smettere di demotivarmi, di deprimermi e odiarmi. Quando riversiamo l'odio verso noi stessi crolliamo, non siamo in grado di vivere davvero per cui sopravviviamo ma, ahimé, sono una alla quale certe parole proprio non piacciono. Quindi decisi di smettere di sopravvivere, neanche fossi Oliver Queen in Arrow, e cominciare a vivere come Ilaria. Sapete da dove ho (ri)cominciato? Ho cambiato colore ai capelli! Li ho schiariti in un dolce miele, ho tagliato le doppie e triple punte, li ho scalati intorno al viso per renderlo ancora più dolce e mi sono guardata soddisfatta per la prima volta dopo tanto. Piacermi solo negli occhi del mio uomo non mi bastava più perché di odiarmi ero ancora più stanca. In quel Maggio 2014 ho cambiato tantissime cose: oltre ai capelli, ho cominciato una dieta per smaltire i kiletti di troppo dovuti a cattiva alimentazione, digiuni, stravizi e poltrona ed ho cominciato a fare sport! Credo che, più dei capelli, più del trucco, più della dieta, sia stato proprio lo sport a cambiarmi e non solo fisicamente. Mi ha dimostrato quanta forza avessi, quanta determinazione e voglia di spingermi oltre i miei limiti. Il mio corpo è solo un involucro, una macchina, ma io sono la forza, io sono la benzina quindi vietato dire: "non ce la faccio" e "non ci riesco" e così è stato. Giorno dopo giorno ho cambiato una cosa e poi un'altra e sono arrivata ad Agosto a guardarmi con occhi diversi, più consapevole di me stessa, di chi fossi e di cosa volessi. Sono una ragazza piena di passioni, piena di cose da dire, piena di sogni ma ho capito che fin quando non avessi fatto almeno un briciolo di pace con me stessa non avrei potuto concretizzare mai niente e tutte queste passioni, queste cose da dire e questi sogni sarebbero rimasti solo parole e significati: passioni, parole, sogni.
Scriverò di tutto post dopo post, approfondendo dettagli, scrivendone di nuovi, voglio un blog completo. Voglio una casa e una famiglia qui. Desidero essere letta e persone con le quali condividere qualcosa di concreto, non solo virtuale.
Ho sempre scritto su Facebook, infatti ho una pagina lì che si intitola "Profumo di un respiro" ma da quando le pagine sono diventate a pagamento per cui, se decidi di non versare contributi,
quasi nessuno riesce a visualizzare quel che scrivi, non mi piace più. Non voglio pagare persone per essere letta. La mia casa sono le mie parole, è la mia libertà. Mi mancava scrivere su una piattaforma così come mi mancava condividere.
Spero vi troviate bene, qui con me.
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